VERTENZA EX ILVA IL PUNTO

LA DECISIONE DEL CONSIGLIO DI STATO: PUNTO FERMO DA CUI RIPARTIRE MA DA SOLA NON BASTA

Subito dopo la sentenza del Consiglio di Stato, Acciaierie d’Italia fa sapere, per il tramite dell’ A.D. Lucia Morselli, che Acciaierie d’Italia si dischiarerebbe pronta a presentare già dalla prossima settimana, insieme con i suoi partner industriali Fincantieri e Paul Wurth (ex Italimpianti), la propria proposta di piano per la transizione ecologica dell’intera area a caldo dello stabilimento di Taranto. Sempre per parola del suo amministratore delegato, l’azienda si dichiarerebbe disponibile ad un progetto per l’applicazione di tecnologie innovative ed ambientalmente compatibili, (ma questo aspettiamo a dirlo), passando per l’obiettivo di una progressiva e costante riduzione delle quote emissive, che vada anche oltre le attuali prescrizioni.

Mentre per conto suo, il Governo, restato ingiustificabilmente silente sino a poco dopo il verdetto del massimo organismo decisionale in termini di giustizia, ha fatto sapere che, dopo il chiarimento del quadro operativo e giuridico da parete del Consiglio di Stato, si procederà in modo spedito su un piano industriale ambientalmente compatibile e nel rispetto della salute delle persone, accogliendo la filosofia del PNRR recentemente approvato.

A maggio scorso, lo stesso Ministro Giorgetti, aveva informato circa l’accordo commerciale del 10 dicembre 2020 tra Invitalia e ArcelorMittal, dettagliando la possibile maggioranza da parte del socio pubblico, attraverso il versamento di 680 milioni entro maggio 2022.

Giunti a questo, è necessaria ed imprescindibile l’immediata convocazione da parte del Governo, perché non c’è tempo da perdere per il futuro di una Comunità e dei suoi lavoratori nell’ottica di introduzione del cosiddetto acciaio verde, in quanto c’è un bando da fare, servirà scrivere i capitolati e svolgere la gara, visto che ci sono anche altri soggetti industriali interessati alla partita della tanto invocata riconversione green dello stabilimento, a partire dal consorzio formato da Danieli, Saipem e Leonardo.

Un processo da svolgersi sotto la supervisione dello Stato che durerà parecchi mesi . Ed è proprio per questo strato di fatti che, a valle della pronunzia del Consiglio di Stato non si può perdere tempo prezioso e risorse, a partire dalle retribuzioni dei lavoratori già falcidiate pesantemente.

Come se non bastasse, notizie di questi giorni pongono l’incognita dei fondi europei, due miliardi nel nostro Recovery Plan, che, dalla nuova versione del PNNR (Piano nazionale di Ripresa e Resilienza) appena approvato dall’Unione europea, sembrerebbe scomparso del tutto il riferimento alla tecnologia DRI, il processo di riduzione diretta del minerale di ferro preridotto, (Direct reduced iron) e al forno elettrico.

Entrambi nodi centrali del piano di riconversione dello stabilimento siderurgico di Taranto che, attraverso la produzione di 2,5 milioni di tonnellate l’anno (su 8 complessive presunte a regime), dovrebbero, in un articolato processo di transizione, trasformare l’attuale sito produttivo nel più grande impianto di produzione di acciaio green in Europa (e questo lo pretenderemo con forza).

La nuova versione del Recovery Plan italiano bollata dall’Ue, sembrerebbe infatti prevedere l’utilizzo dei fondi, per la generica produzione di acciaio, attraverso un uso crescente dell’idrogeno, lasciando fuori quegli impianti che utilizzano anche gas naturale.

Ecco perché tutto deve essere dettagliato con immediatezza per uscire da questa pericolosissima fase di incertezza e contrapposizione che vede sgomenta una Comunità.

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