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ALLATTAMENTO A RISCHIO

Esistono dei lavori che mettono a serio rischio la salute della mamma e la qualità del latte materno. Le cause di rischio maggiori sono da attribuire al contatto con agenti pericolosi oppure il contatto con altre persone che possono essere veicolo di malattie infettive o attuare comportamenti rischiosi.

I settori lavorativi che presentano fattori di rischio sono:
=> il settore industriale;
=> il settore della sanità;
=> il settore della ristorazione e commercio alimentare;
=> il settore dell’agricoltura;
=> il settore estetico e parrucchiere;
=> il settore alberghiero e domestico;

Infatti è in questi settori che le lavoratrici possono venire a contatto con:
=> agenti fisici
=> agenti biologici
=> agenti chimici
=> sforzi notevoli o postura errata
=> utilizzo di scale o impalcature

Nel caso degli agenti fisici la tutela prevista per l’allattamento a rischio è di sette mesi dopo il parto così come l’astensione è pari a sette mesi nell’ipotesi in cui il fattore di rischio sia rappresentato dagli agenti biologici e dagli agenti chimici.Nel caso di lavoro notturno (dalle 24 alle 6), chi allatta può essere esentata fino a un anno dopo il parto, fino a 3 anni su richiesta e fino a 12 anni se è una mamma single. Entro 30 giorni dal parto la neo mamma deve presentare al proprio datore di lavoro il certificato di nascita del bambino. Successivamente, per i primi tre mesi dopo il parto, la lavoratrice fruirà del normale congedo di maternità, che potrà prolungarsi fino a quattro mesi se la stessa ha scelto di lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza, in modo da avere un mese di maternità prima del parto e 4 mesi dopo.

Gli obblighi del datore di lavoro nei confronti della mamma che allatta
Al rientro della lavoratrice dalla maternità il datore di lavoro deve valutare se ci sono rischi per l’allattamento nel rispetto delle linee guida elaborate dalla Commissione dell’Unione Europea. Deve valutare cioè se la mansione a cui la lavoratrice è normalmente assegnata è compatibile con l’allattamento oppure se i suoi compiti rischiano di recare pregiudizio o possono essere nocivi per la sua salute. In tal caso adotta le misure necessarie affinché il problema venga risolto. Se la neo mamma potrebbe trovarsi esposta ad uno dei rischi di cui abbiamo già parlato, allora deve essere assegnata ad una mansione diversa e non a rischio fino ai 7 mesi di vita del bambino. Ad esempio un’insegnante potrebbe essere spostata di classe e impiegata in biblioteca qualora la consueta attività lavorativa la costringa a uno sforzo fisico notevole o a una postura scorretta o all’esposizione a malattie infettive stando a stretto contatto con i bambini.
Qualora invece, non fosse possibile assegnare una mansione diversa alla neomamma, alla stessa spetta l’astensione dal lavoro fino al settimo mese. La retribuzione che viene corrisposta alla lavoratrice che ha presentato istanza per l’allattamento a rischio, è pari al 100%, in quanto si tratta di un’astensione obbligatoria, detta retribuzione viene anticipata dal datore di lavoro che a sua volta verrà rimborsato dall’Inps.

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